domenica 31 luglio 2016

Alba

06:00 31/07

Marianne è inginocchiata davanti la tazza del cesso, con la fronte sudata, e le mani bollenti. Ha appena finito di vomitare anche l’anima con gli occhi gonfi di lacrime, e la gola amara incendiata dalla bile. Calvin e chinato su di lei con gli occhi ipnotizzati dal sonno, le accarezza i capelli e le tiene ferma la frangia quando i conati strozzano il fiato fino a farla tossire.
- ce la fai a rialzarti?
Marianne annuisce, e lui la tira in piedi stringendole una mano dietro la schiena. La porta vicino al lavandino, e le pulisce il muso con l'acqua fresca, percorrendo con gli occhi il respiro accelerato che le fa gonfiare il petto, le braccia tremanti, e la goccia di sudore che le scivola tra i seni.

- che ore sono?
- non lo so Love, l'ultima volta che ho guardato l'orologio erano le cinque.


- Caaaalvin, iaaaanne? Li prendo da sola i biscotti? Luoise mi ha cacciato dal letto dice che mi sono pisciata sotto, ma non è vero, è una bugiarda. Posso prendere i biscotti per favore, non mi sono pisciataaletto?
Amélie bussa alla porta chiassosamente, avanzando pretese con la voce stropicciata di sonno.

- sei una pisciaaletto
urla Luoise, un po' per stizza un po' per dispetto

- non è vero
- pisciasottooooo pisciasottooooo, i tuoi compagni a scuola lo sanno che sei una pisciaaletto?
- Caaaaaaalvin falla smettere
- Calvin non le dare retta, non sto facendo niente. Puoi portarmi la colazione appena Rianne la pianta di vomitare? Mi fanno male le caviglie.
- Guarda che non sei l'unica incinta in questa casa - ribatte Amélie contrariata
- tu manco sai come si fanno i bambini - incalza Luoise con un sorriso asprigno
- ma io so come si sono estinti i dinosauri e tu no.
- e che cazzo centra, ma che sei ritardata?
- Marianne... Louise dice che sono ritardata perchè non sa come si sono estinti i dinosauri. Mi spieghi come si fanno i bambini? Si mette la firma in comune e poi...?
- no stronza, si scopa
- dici solo parolacce, non ti parlo più

Juno si sveglia e abbaia, rincorrendo la bambina per sbavarle la faccia. Il gatto salta sul punto più alto della libreria per sfuggire a quel purgatorio che osserva dall'alto.

- Finitela tutte e due... arrivo, arrivo.
Calvin prende tempo, calca le mani sui fianchi spigolosi di Marianne, seguendo la curva del fondoschiena, con le labbra premute sul suo collo
- ce la fai a stare in piedi da sola Love?
- Che rompicoglioni quelle due stronze, cristo dio. No, sto bene. Ce la faccio

Marianne nasconde il viso sul petto di Calvin, lui se la tira fino alla porta. Appena la apre viene assalito da Juno e da Amélie nello stesso momento. La prima gli morde i pantaloni della tuta, la seconda si lancia tra le sue braccia, disperata, come se fosse stata sola per una vita intera. Calvin ride e si lascia baciare dall'impeto dolce di Amélie, scansando il cane e sbirciando il ventre di Marianne - che se ne resta con le braccia incrociate e gli occhi lucidi.


Si dividono i compiti. Calvin porta Amélie davanti la televisione, le fa vedere un documentario sugli elefanti. Le fa fare colazione e si lascia impiastricciare il braccio con i pennarelli.

Marianne si stende sul letto, al fianco di Louise, bagnandole la fronte con un panno umido.

- perchè non la pianti di stuzzicare Amélie?
- è una spaccapalle
- si ma vacci piano, sennò Banks ci caccia a tutte e tre... quattro - precisa lanciando uno sguardo alla pancia rotonda di Luoise.
- cinque - sottolinea Luoise strofinando la faccia sul cuscino - di un po' ci possiamo fidare di lui, o ...
- certo che sì.
- speriamo che non sia come te

Gli occhi diffidenti Luoise inciampano nel silenzio composto di Marianne senza trovare appigli per sfogare il nervosismo. Per un secondo si blocca a guardarle la pancia anche lei, e per un secondo, il brivido di gelosia arrabbiata le attraversa il cuore.

- avevo quattrordici anni Louise. Non volevo lasciarti
- ma lo hai fatto. Invece questo figlio te lo tieni, ah?
- vi voglio entrambi
- ho mal di testa, lasciami dormire.

Marianne si sporge a baciarle una tempia, Luoise disegna fiori invisibili intorno all'ombelico con la punta delle dita, rincorrendo con gli occhi pentiti la schiena della madre, che sguscia via del letto.

A sciogliere l'ansia di Louise sarà la fantasia ingenua di Amélie, che le racconterà -tra un salto e una caduta sul materasso- delle giraffe vanitose incapaci di raccogliere datteri e di vampiri morti di sete per la troppa timidezza, draghi altruisti e principesse racchie.

A calmare i rimorsi di Marianne, a scansarla dal baratro delle sue paure, saranno i respiri di Calvin e i baci affannati, rubati di nascosto dietro le porte chiuse di una casa che non è mai stata così incasinata.

giovedì 17 dicembre 2015

Battaglie perse

07.12.2015

Le battaglie perse sono le gocce che scendono lente dalla flebo di Robert che ha una leucemia e il capolinea a un soffio dal naso. Gocce e vomito. Dolore e nausea. Diventerà la cavia di un manipolo di dottori che gli impediranno di morire in pace, finché c'è speranza. La loro speranza, Robert vuole solo arrivare alla fine in maniera dignitosa, mentre ora invece vomita sulle scarpe di un'infermiera. Il suo mondo -tutto il suo mondo- è diventato liquido come le centinaia di flebo e opaco come le pasticche che scandiscono la sua giornata.

Le battaglie perse sono il volo di ossa rotte di un fioraio, e il cranio rovesciato sull'asfalto come un bicchiere d'acqua, dopo l'esplosione della bomba. Mancherà al matrimonio della figlia, e se potesse ancora rammaricarsi e preoccuparsi, lo farebbe, perché sua figlia quel giorno troverà il suo posto vuoto e una scia di fiori bianchi ad appannare le sue lacrime.

Le battaglie perse sono le strisce di coca e anfetamine che hanno ridotto Eugène a essere un demente incapace di pensare. Tutto quello che gli va di fare ( che sa fare ) adesso è succhiarsi e sbavarsi il bavero del giaccone con le mani in tasca, e tutto quello che è rimasto di lui è una madonna dipinta dietro la parete del letto di sua madre, che non la proteggerà da tutti i debiti che le ha lasciato.

Le battaglie perse sono le ruote della carrozzella di Clèment, che nell'attentato ci ha lasciato la colonna vertebrale. Quando uscirà dall'ospedale dovrà affrontare sette rampe di scale, perché allo Slumbuurt le barriere architettoniche sono confini invalicabili e silenziosi.

Le battaglie perse sono le file per il riconoscimento di cadaveri ammucchiati alla rinfusa come cuscini, pesanti come la corrente dell'oceano.

Il monologo di Marienne con la sua coscienza dura un tempo infinito mentre prende un caffè al bar dell'ospedale, aspettando di vedere Carol.
Carol ha dodici anni ed è rimasta incastrata nelle macerie così allungo da farsi marcire le gambe. Sa che dovrà dirle che la gonna al suo compleanno se la dovrà mettere lo stesso, anche se avrà due protersi. Sa che Carol le rinfaccerà di avere due gambe intatte, e che le per lei è fin troppo facile pensarla così. Sa che non potrà abbassare la testa difronte al suo dolore, ma dovrà accanirsi per non fargliela passare liscia. Che dovrà insistere, che dovrà combattere con la sua rabbia senza abbonarle niente, perché è ancora Carol. Carol e basta. Sa che appena le ferite saranno cicatrizzate, dovrà portarla in piscina e le insegnerà a nuotare facendo impallidire di pietà tutta la gente mediocre che incontreranno. Sa che adesso il dolore le strappa il respiro, ma poi la fase acuta passerà e il dolore diventerà la quotidianità. Come le gocce delle flebo di Robert. Sa un mucchio di cose Marianne ma nessuno le ha spiegato come guarire.