07.12.2015
Le battaglie perse sono le gocce che scendono lente dalla flebo di Robert che ha una leucemia e il capolinea a un soffio dal naso. Gocce e vomito. Dolore e nausea. Diventerà la cavia di un manipolo di dottori che gli impediranno di morire in pace, finché c'è speranza. La loro speranza, Robert vuole solo arrivare alla fine in maniera dignitosa, mentre ora invece vomita sulle scarpe di un'infermiera. Il suo mondo -tutto il suo mondo- è diventato liquido come le centinaia di flebo e opaco come le pasticche che scandiscono la sua giornata.
Le battaglie perse sono il volo di ossa rotte di un fioraio, e il cranio rovesciato sull'asfalto come un bicchiere d'acqua, dopo l'esplosione della bomba. Mancherà al matrimonio della figlia, e se potesse ancora rammaricarsi e preoccuparsi, lo farebbe, perché sua figlia quel giorno troverà il suo posto vuoto e una scia di fiori bianchi ad appannare le sue lacrime.
Le battaglie perse sono le strisce di coca e anfetamine che hanno ridotto Eugène a essere un demente incapace di pensare. Tutto quello che gli va di fare ( che sa fare ) adesso è succhiarsi e sbavarsi il bavero del giaccone con le mani in tasca, e tutto quello che è rimasto di lui è una madonna dipinta dietro la parete del letto di sua madre, che non la proteggerà da tutti i debiti che le ha lasciato.
Le battaglie perse sono le ruote della carrozzella di Clèment, che nell'attentato ci ha lasciato la colonna vertebrale. Quando uscirà dall'ospedale dovrà affrontare sette rampe di scale, perché allo Slumbuurt le barriere architettoniche sono confini invalicabili e silenziosi.
Le battaglie perse sono le file per il riconoscimento di cadaveri ammucchiati alla rinfusa come cuscini, pesanti come la corrente dell'oceano.
Il monologo di Marienne con la sua coscienza dura un tempo infinito mentre prende un caffè al bar dell'ospedale, aspettando di vedere Carol.
Carol ha dodici anni ed è rimasta incastrata nelle macerie così allungo da farsi marcire le gambe. Sa che dovrà dirle che la gonna al suo compleanno se la dovrà mettere lo stesso, anche se avrà due protersi. Sa che Carol le rinfaccerà di avere due gambe intatte, e che le per lei è fin troppo facile pensarla così. Sa che non potrà abbassare la testa difronte al suo dolore, ma dovrà accanirsi per non fargliela passare liscia. Che dovrà insistere, che dovrà combattere con la sua rabbia senza abbonarle niente, perché è ancora Carol. Carol e basta. Sa che appena le ferite saranno cicatrizzate, dovrà portarla in piscina e le insegnerà a nuotare facendo impallidire di pietà tutta la gente mediocre che incontreranno. Sa che adesso il dolore le strappa il respiro, ma poi la fase acuta passerà e il dolore diventerà la quotidianità. Come le gocce delle flebo di Robert. Sa un mucchio di cose Marianne ma nessuno le ha spiegato come guarire.